Città globale e menti collettive

In Città globale e menti collettive discuto delle proprietà che hanno o devono avere le città: protezione, mitezza, accoglienza. Città e società sono connessioni, sono intrecci di legami deboli, da cui però emergono proprietà forti ponendo una questione su che tipo di indirizzo e controllo possano esercitare le società sempre più complesse, mobili e conflittuali. Nelle reciproche influenze.

L’urbanistica può essere ripensata come costruzione di relazioni attraverso forme di cooperazione e di intelligenza collettiva, in contrapposizione ad una visione puramente tecnologica e competitiva? Penso di sì e che anzi lo si debba fare per necessità.

Le trasformazioni contemporanee indotte dagli spostamenti geopolitici dei popoli e della crescita demografica sono maturate assieme all’estensione delle reti tecnologiche e al potenziamento delle pressione sulle risorse naturali. Di conseguenza hanno modificato radicalmente il significato stesso dell’urbano. Le città non sono più realtà isolate.

Le città costituiscono polarità di reti complesse; le loro infrastrutture, le economie, le comunicazioni e i conflitti si estendono ormai su scala planetaria, nonostante i mutamenti degli equilibri.

L’urbano è diventato globale. E apparentemente questo non può più cambiare. E proprio per questo diventa decisiva la capacità di costruire città accoglienti, creative e responsabili, capaci di tenere insieme innovazione tecnologica, giustizia sociale e qualità dell’abitare. 

Lo scambio di esperienze si traduce in una mente collettiva, diversa dall’intelligenza artificiale anche se ne facesse uso. é dall’esperienza urbana che nasceranno nuove idee.