
Al centro de L’urbanista e il Piccolo Pianeta sta la dimensione dell’urbano che ormai a livello globale ha superato la dimensione rurale. Nel passato l’estensione dei terreni agricoli si poteva ottenere a scapito di altri usi del suoli. Per disboscare il metodo più rapido e meno faticoso era il fuoco. Oggi le stesse azioni mettono a rischio le grandi foreste e le piccole foreste, a partire da quella amazzonica, Gli effetti sugli ecosistemi impongono una domanda semplice e radicale: come abitare la Terra senza distruggerla?
Per la prima volta l’urbanistica non può più risolversi in una marginale questione locale di edificabilità ma deve confrontarsi sia con i cicli della biosfera e con la loro durata ed estensione, sia con le diseguaglianze sociali e le migrazioni spinte da guerre e dai cambiamenti climatici. I modelli di sviluppo, che producono città sempre più estese e spesso sempre più fragili, si mostrano inadeguati.
Le città non sono oggetti isolati, ma parti vive di territori e di ecosistemi in cui natura e società sono intrecciati ma anche in continua trasformazione. Dalle città storiche europee alle reti urbane globali, dalla sostenibilità ambientale alla partecipazione, dal rapporto tra politica e progetto alla responsabilità verso le generazioni future, il filo rosso del libro attraversando questi temi porta ad un’unica considerazione: abitare la Terra significa prendersi cura della Terra.
L’urbanistica non è soltanto tecnica: è conoscenza, progetto, responsabilità e progetto collettivi. Ed è anche un modo di immaginare il futuro.