Paesaggi tra natura e progetto

Acquaforte di Germaine Lecocq (p.a.), In copertina sulla prima edizione de L’Isola di Giorgio Amendola (1980).

Leggere il paesaggio non vuol dire fermarsi all’immagine, allo scenario, indagarne la formazione indotta dalle relazioni tra natura, storia, società e progetto.

Mi sono convinto nel corso degli anni dei limiti di una visione della città e del territorio come singole realtà chiuse. Saper vedere il paesaggio vuol dire saper vedere la complessità e la delicatezza di questi sistemi ambientali: riflessi di culture, conflitti, economie e forme dell’abitare. A tutti gli effetti si tratta di una moltitudine di paesaggi nel paesaggio, su cui l’urbanistica lascia impronte profonde, irreversibili.

Da qui nasce l’esigenza di comprendere ciò in cui siamo immersi in modo dinamico e propositivo: come memoria del passato, ma anche come strumento per orientare il futuro.

Il libro attraversa temi e discipline diverse per affrontare tre questioni fondamentali: come descrivere e rappresentare la complessità dei paesaggi; come il paesaggio sia stato interpretato nelle ricerche storiche; e come sia possibile guidare la pianificazione urbana, territoriale e ambientale.