
Negli anni Ottanta la crescita delle iscrizioni all’università affiancata -quasi improvvisamente- dall’accelerazione delle innovazioni informatiche avrebbe dovuto sollecitare l’invenzione di risposte radicalmente innovative. Tre mille difficoltà si discuteva se e in che misura le tecnologie avrebbero potuto essere d’aiuto per una maggior efficacia dell’insegnamento. In questo clima tra il Politecnico di Milano e la IBM Italia e sull’onda dell’esperienza del Progetto Athena, che nel 1983 affiancava l’IBM e MIT si varava il Progetto Prometeus (Progetto sulle metodologie di elaborazione e le tecnologie per l’educazione universitaria e i servizi).
L’IBM interveniva con una donazione di hardware e software basate sul Sistema 4381 come calcolatore centrale e su postazioni distribuite (PC, stazioni grafiche interattive e stazioni per il CADAM). Inoltre, numerosi studi congiunti miravano a diffondere l’uso di attrezzature informatiche nella didattica, non per sostituire le lavagne, ma per rafforzare la comunicazione.
Sullo sfondo stavano le necessità di risorse per il personale e per l’edilizia, temi comuni per tutte le scuole di ogni ordine e grado, ma questo era ed è tutt’altro problema. Irrisolto tuttora.